Il malocchio nell’antica Mesopotamia: mito, demoni e testi cuneiformi
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Origini della credenza nello sguardo che nuoce
Le prime attestazioni della credenza in uno sguardo capace di provocare danno fisico o spirituale provengono dal Vicino Oriente antico. In Mesopotamia l’idea dell’“occhio che porta male” è documentata in rituali e scongiuri già nel II millennio a.C. Gli occhi erano considerati canali di trasmissione di energia vitale, e lo sguardo invidioso o ostile poteva introdurre sfortuna, malattia o indebolimento
Lamaštu: l’entità che colpisce la vita
Lamaštu (in accadico traslitterata come ^dLa-maš-tu) è una delle prime figure soprannaturali collegate a malattia, sventura e mortalità infantile.
Nelle tavolette di incantesimo viene descritta come:
un’aggressore di donne incinte e neonati
una portatrice di febbri e sofferenze improvvise
un’entità che entra nelle case per colpire la forza vitale
Una formula della serie canonica di incantesimi contro di lei, scritta realmente su tavolette, dice in accadico:
La-maš-tu marat A-nim ša ṣabāt ṣehherī, ša pānīša lemnūtu bašmū u mušhūššū ittalû.
Traduzione letterale:
Lamaštu, figlia di Anu, che afferra i neonati, il cui volto è maligno, dove serpenti e draghi si avvolgono.
Pazuzu: il potere che scaccia lo sguardo maligno
Pazuzu (in accadico traslitterato come ^dPa-zu-zu) era un demone del vento, inciso su amuleti protettivi per scacciare forze peggiori, in particolare Lamaštu.
Una delle iscrizioni rituali realmente ritrovate sugli amuleti assiri recita:
Anāku Pa-zu-zu mār Ḫanbî šar šēdê ša imhullê. Lamaš-tu lē šērub bīt amēlī ša annû ina muhhišu.
Traduzione:
Io sono Pazuzu, figlio di Hanbi, re dei demoni dei venti tempestosi. Che Lamaštu non entri nella casa dell’uomo su cui questo (amuleto) è posto.
L’“occhio maligno” come concetto esplicito
Nei testi assiri il malocchio non era solo l’azione di un demone: poteva essere anche un influsso umano o spiritico. Il termine accadico realmente usato era:
ēnum lamuttum = “occhio maligno / occhio che porta male”
Un incantesimo antico assiro contro il malocchio, attestato storicamente, dice:
Ēnum lamuttum ša amēla illakû, qāt DINGIR dannatū lipruš, lipṭur, lissuh.
Traduzione letterale:
L’occhio maligno che si avvicina all’uomo: la mano forte del dio lo spezzi, lo sciolga, lo strappi via.
Questo dimostra che:
l’occhio maligno era riconosciuto come forza che porta danno
la neutralizzazione avveniva tramite invocazione della mano divina (motivo apotropaico antichissimo)
Le tavolette e i reperti che riportano queste formule
Le iscrizioni e incantesimi citati sono tramandati da fonti archeologiche reali, conservate e studiate in grandi collezioni di antichità orientali:
Museo del Louvre, Dipartimento di Antichità del Vicino Oriente: conserva amuleti di Pazuzu e tavolette rituali contro Lamaštu.
British Museum, Collezioni Cuneiformi: possiede tavolette con incantesimi apotropaici del II–I millennio a.C., incluse versioni di scongiuri contro l’occhio maligno e demoni della malattia.
Penn Museum, Sezione Babilonese (serie CBS, scavi di Nippur): conserva e cataloga tavolette di incantesimi e rituali protettivi, pubblicate in edizioni scientifiche.
l’occhio maligno era riconosciuto come forza che porta danno
la neutralizzazione avveniva tramite invocazione della mano divina (motivo apotropaico antichissimo)
Le tavolette e i reperti che riportano queste formule
Le iscrizioni e incantesimi citati sono tramandati da fonti archeologiche reali, conservate e studiate in grandi collezioni di antichità orientali:
Museo del Louvre, Dipartimento di Antichità del Vicino Oriente: conserva amuleti di Pazuzu e tavolette rituali contro Lamaštu.
British Museum, Collezioni Cuneiformi: possiede tavolette con incantesimi apotropaici del II–I millennio a.C., incluse versioni di scongiuri contro l’occhio maligno e demoni della malattia.
Penn Museum, Sezione Babilonese (serie CBS, scavi di Nippur): conserva e cataloga tavolette di incantesimi e rituali protettivi, pubblicate in edizioni scientifiche.
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